Usability: la teoria.
Usability, ecco uno di quei termini che nel Web spesso scatena polemiche e discussioni, eppure si tratta di una disciplina nemmeno tanto giovane che affonda le sue radici nell’interazione uomo-macchina e che in generale, concettualmente parlando, non ha apportato grandi novità.
Il mondo reale
Donald Norman1 nei suoi numerosi saggi ha trattato gli orrori di usabilità applicata al design di oggetti comuni, pensiamo alle porte a vetri dei grandi edifici pubblici, migliaia di persone le attraversano ogni giorno, ma spesso non sono progettate in modo che giunti in prossimità si intuisca se si debba spingere o tirare per aprirle, anche quando ci fosse la classica etichetta adesiva a suggerirci la soluzione si puo’ porre un ulteriore problema, sono a doppia “anta” e l’una blocca l’altra, quale delle due devo scegliere? La grossa differenza nel Web è che gli utenti se non riescono a capire come funziona “la porta” di un sito volgono altrove, nel mondo reale solitamente hanno più pazienza perchè non hanno questa rapida via di uscita.
Definizione
È doveroso cercare una definizione rigorosa dell’oggetto di studio, e per prima cosa rivolgo la mia attenzione al lavoro di Jakob Nielsen2.
L’usabilità è un indicatore di qualità che ci dice quanto una determinata cosa è semplice da usare. Più precisamente ci dice quanto è necessario per imparare a usare quella cosa, con quanta efficienza la si usa poi, quanto si riesce a tenerne a mente il funzionamento, quanto alta è la probabilità di fare errori quando la si usa, e quanto è piacevole usarla.
Qualcosa stride in questa definizione, quindi nell’ottica in cui si pone Nielsen, per questo concordo con la critica mossa da Franco Carlini3 che non digerisce la riduzione ad un valore numerico, un punteggio, del concetto di soddisfacibilità dell’utente. Questa definizione sottende l’esistenza di un algoritmo per il calcolo di questo punteggio, ma leggendo l’opera di Nielsen non si trova la ricetta miracolosa ma un insieme di linee guida da seguire basate su
osservazioni empiriche provenienti da test compiuti su 716 siti web e 2136 utenti di tutto il mondo.
Contando che a stessa detta di Nielsen il web conta più di 80 milioni di siti e che almeno potenzialmente gli utenti del Web sono qualche miliardo, possiamo dire che l’ingrediente segreto proposto da Nielsen in realtà è tanta attenzione verso ilcliente ed esperienza nel conoscere le sue esigenze.
Inoltre come evidenzia Michele Visciola4 non si tratta solo di semplicità d’uso, nel caso del web un elemento fondante è l’informazione, quindi il bisogno dell’utente di reperire un informazione coerente alla sua richiesta.
Conclusione
La mia conclusione è che dall’esperienza altrui c’è sempre da imparare quindi un buon designer deve tenere ben a mente le linee guida frutto delle ricerche di Nielsen e i maggiori studi in materia di usabilità (guardate la bibliografia), per poi saperle rielaborare grazie alla propria esperienza e conoscenza degli utenti del sito che si sta progettando.
Quindi se l’esperienza verrà con il tempo agevoliamola in ogni modo stimolando gli utenti dei nostri lavori a fornirci un continuo feedback e quando possibile provando a reclutare utenti per sottoporli a test.
Mi riprometto entro fine settembre di sottoporvi qualche interessante linea guida e approfondire l’argomento dei test di usabilità
Bibliografia
- “Emotional Design: Why we love (or hate) everyday things” di Donald Norman (2004).
- “Web Usability 2.0. L’usabilità che conta” di Jakob Nielsen (2006).
- “Parole di carta e di web. Ecologia della comunicazione” di Franco Carlini (2004).
- “Usabilità dei siti web” di Michele Visciola (2000).

che bel post… l’ho letto con gusto… condivido pienamente quello che hai scritto… l’argomento mi interessa molto, e aspetto che tu ci proponga qualche esempio (o linea guida) per discuterne nel dettaglio (e nella pratica) di usabilità…
In particolare voglio trattare le linee guida per il design delle situazioni critiche, ho trovato un bel riferimento bibliografico!