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Il non-senso del rel=”nofollow”

Sempre più siti/blog hanno incominciato ad usare il rel=”nofollow” nei link esterni al proprio spazio. Ogni owner è libero di fare le proprie scelte. Ma, per onestà, occorre ricordare che internet è un enorme ipertesto (che muta rapidamente) e che se tutti i siti web avessero usato dal principio l’attributo rel=”nofollow” il web stesso non sarebbe mai cresciuto e il web 2.0 mai nato.

Quali sono i motivi che spingono ad inserire questo attributo?

I principali sono due: Spam e Rank. In realtà sono collegate strettamente le due cose.

I link determinano una buona misura del ranking dei siti sui motori di ricerca (Google per intenderci), evitare che utenti possano auto-linkarsi (nei commenti dei post per esempio) principalmente ha lo scopo di ridurre lo spam sui blog. In realtà, anche Wikipedia ha deciso di inserire il nofollow per lo stesso motivo. Questo spam ha come obiettivo quello di migliorare il ranking dei siti linkati. Inserire il “nofollow” dovrebbe avere come scopo quello di ridurre lo spam, cosa che si è dimostrata essere falsa.

Il “nofollow” è un non-senso perché spinge all’autarchia. L’autoreferenzialità e la verticalità del flusso di informazioni rappresentano il primo passo verso una nuova “agenda setting” per il web… occorre imparare a distinguere tra le fonti, ma occorre ancor prima averle.

Vi segnalo questo interessante post su questo stesso argomento: “Un anno senza nofollow“.

Buona lettura…

 
 
 
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